M.A.P.

Jeremy Schipper

Jeremy Schipper a Casa L'Orto.

A chi la scorge da lontano, Praiano si presenta come una grande onda verdeggiante dove le case, perse tra scorci di luce e di mare, lasciano volentieri il passo a quel grande giardino fatto di orti e terrazzamenti.
Sì, perché Praiano è come un giardino, un luogo di utopia, un tappeto dove il mondo tutto intero realizza la sua perfezione simbolica. (Michel Foucault, Utopie Eterotopie).

Lo sa bene Jeremy Schipper, architectural designer e artista che per due settimane ha vissuto insieme all’artista e compagno Fritz Haeg a Casa L’Orto, ospite di Carol LeWitt.

La sua ricerca artistica include progetti partecipativi a Madrid, Marrakech, Città del Messico e Mendocino, dove ha lavorato su edifici, paesaggi, installazioni e opere d’arte affrontando il tema della sostenibilità ecologica.

Schipper è inoltre il fondatore di Room Journal, pubblicazione critica di architettura e arte. Le sue opere in ceramica sono rappresentate dalla galleria Tiwa Select a Los Angeles.

Attualmente, vive e lavora tra New York e Salmon Creek Farm, una specie di ibrido queer-fattoria-santuario-scuola a nord della California.

Curiosə di conoscerlo meglio? L’abbiamo intervistato.

Marea: Jeremy, ci racconti chi sei e a cosa stai lavorando in questo momento?

Mi chiamo Jeremy Schipper e sono un designer che lavora principalmente nell’ambito del design architettonico e paesaggistico. Amo questi campi perché abbracciano tutto, e quindi a volte posso essere artista, altre volte scrittore e ricercatore. Durante la mia esperienza formativa e lavorativa, ho portato avanti due percorsi differenti. Ho iniziato come scrittore e giornalista, per poi passare al design e, più precisamente, all’architettura e al paesaggio. Da allora, ho sempre cercato di approfondire questi due interessi, sempre aggiungendo nuove tecniche da sperimentare.

Trovo molto difficile parlare di progettazione spaziale, perché raramente sperimentiamo lo spazio attraverso il linguaggio. Spesso le ambizioni verbali dei designer per i loro progetti sono diverse dal risultato finale (compresi i miei progetti, ne sono sicuro!). Detto questo, i processi che mi interessano di più attualmente sono quelli che prevedono la sperimentazione e combinazione di progettazione degli edifici e del paesaggio con campi come la scrittura, la ceramica e il tessile. Ogni disciplina ha il proprio modo di raccontare qualcosa sulla storia di un luogo e sul futuro di quel luogo, e questo tipo di mescolanza di campi e persone è sempre una cosa importante nei miei libri.

Marea: Dopo il tempo trascorso a Casa L’Orto e in costiera amalfitana, quali sono gli elementi e gli aspetti del territorio o della comunità che ti hanno affascinato di più?

La cosa che mi ha colpito di più a Praiano è la dedizione con cui la comunità si prende cura del paese. Ovviamente, è un posto bellissimo, come tanti altri posti in giro per il mondo, ma qui è incredibile come quasi nulla sia abbandonato o trascurato.

Ogni orto sembra avere qualcuno che se ne prende cura. Pensando alle molte città dove sono stato, credo che seppur si desse alle persone l’opportunità di occuparsi di uno spazio simile, non sarebbe necessariamente così ben curato.

In un certo senso, credo che questo posto mi abbia conquistato nel corso delle due settimane trascorse in costiera amalfitana. Viaggiando nei diversi paesi della costa, quando le persone mi chiedevano dove alloggiassi o da dove venissi, alla risposta: “Praiano”, mi rispondevano che, tra i paesi della costiera, era il loro preferito.

Sto ancora ragionando sul perché Praiano si distingua in questo modo, e perché così tante persone le riconoscano questa straordinaria energia, o il suo legame con il passato anche rispetto ai paesi intorno.

Courtesy Salmon Creek Studio
Courtesy Salmon Creek Studio constructed by Tidal Woodcraft
Marea: Cosa ti porterai dietro quando tornerai a casa? C’è un episodio in particolare che ti va di raccontarci?

Sicuramente il senso di apertura e lo spirito di accoglienza che ho percepito qui. Penso che il momento clou sia stato una sera a teatro quando abbiamo assistito all’esibizione di una compagnia teatrale locale. Anche se non riuscivo a capire una parola di quello che dicevano, vedevo che c’era qualcosa di speciale: le persone si erano prese del tempo dal lavoro, dalla vita quotidiana per realizzare lo spettacolo e per stare insieme. Ci mettevano molta energia. Si può dire che qui ci si impegni davvero nel coltivare una comunità. È un posto dove sembra che le persone siano rispettose e desiderino una bella vita non solo per se stesse ma anche per le persone con cui condividono il loro tempo.

With Kathy Oke
For T’uy’t’tanat-Cease Wyss's x̱aw̓s shew̓áy̓ New Growth «新生林»
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